I Percorsi










Hotel Sole
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L´Hotel Sole sorge a 100 metri dalla Cattedrale di Assisi, nel cuore del centro storico, e offre un ristorante caratteristico di cucina umbra tradizionale. Maggiori Informazioni.

Ròseo Hotel Assisi
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Located 500 metres above sea level, the Ròseo Hotel offers panoramic views across Assisi and the Umbrian valley. A free shuttle connects you to Assisi´s town centre in 5 minutes. Maggiori Informazioni.

Hotel Trattoria Pallotta
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L´Hotel Trattoria Pallotta dispone di un proprio ristorante e vista panoramica sul centro storico. Situato nella zona antica di Assisi, è a pochi passi dal Duomo. Al momento 1 persona sta visualizzando questo hotel. Maggiori Informazioni.

Assisi - la storia e il suo territorio.

Un territorio antropizzato. Non si può separare il territorio dall'azione degli uomini nel corso dei millenni. L'aspetto muta considerevolmente nel tempo in base alle fasi storiche che esso attraversa. Qui si cerca di ricostruire un'ipotesi di evoluzione.

Gli Umbri. -(1) Portano un concetto di agricoltura fatta in collina, costruiscono i loro castellieri - fortificazioni con vallo (trincea) e aggere (muro di cinta a secco) - sui rilievi vicino a fonti d'acqua sorgiva colonizzando tutto l'agro assisano. Al tempo la collina presentava numerosi vantaggi rispetto alle pianure paludose. In primo luogo vi si trova l'acqua buona, al contrario di quella morta della palude. In secondo luogo i frumenti sono particolarmente sensibili alla brina, fenomeno che avviene in pianura sotto la nebbia. In collina il fenomeno poteva avvenire solo in canalone in ombra - detto Oppico - che per questo non venivano coltivati, ma lasciati al bosco. Questo modello di stanziamento rimarrà invariato nel tempo fino alla metà del XX secolo. Anche il Monte viene colonizzato, se ne ha la prova nella presenza di almeno tre castellieri, sui prati sommitali. Di questi, quello posto sul colle di S.Rufino, grazie al ritrovamento di resti votivi (tra cui il "Marte di Assisi"), sappiamo essere un importante centro religioso. Lungo i corsi d'acqua appaiono i primi ponti, testimonianza dell'arte dei Pontifex umbri e sabini. Non è dato sapere quando gli Umbri fondarono la città, sappiamo che essa esisteva già nel VI secolo a.c. grazie al ritrovamento di materiale votivo databile a quell'epoca. La costruiscono sul colle alle propaggini del Monte Subasio, con la classica forma triangolare imposta dalla formalità della religione umbra circondata da mura in conci a secco e - presumibilmente - con sezione superiore in legno. Si possono approssimare i  vertici del triangolo: il vertice superiore con l'acropoli e la Rocca doveva necessariamente insistere nell'area dell'attuale Rocca Maggiore, mentre sotto l'attuale chiesa di S.Giacomo de muro rupto, affiorano i resti più occidentali delle mura umbre. Il vertice orientale risulta più vago, ma non doveva essere distante dalla zona di via S.Agata, dove il ritrovamento di una lapide in lingua e caratteri umbri ci informa che, sotto la Mestiça di Vibio, fu costruita una porta urbica in pietra.

Monte San Rufino - Resti di Castelliere a doppia cinta sulla cima.

 
La dominazione romana. L'arrivo dei romani crea un dualismo tra la città, che diverrà fortemente romanizza e la campagna che resterà profondamente umbrizzata. La profonda trasformazione di Assisi, con la costruzione di un'immane mole di edifici, terrazzamenti e nuove mura urbiche, si scontra con la rarità di reperti trovati nell'Agro Assisano. In tutto il territorio del contado non si è certi nemmeno della presenza di una villa. I ponti sul Tescio probabilmente, da una base in conci a secco e passaggio in legno diventano completamente in muratura grazie all'introduzione dell'arco. La nuova aristocrazia, lascia immutato lo status quo della vecchia aristocrazia umbra a monte, proiettando il proprio interesse verso la valle (dove più nutrita è la presenza di ritrovamenti) e si hanno i primi tentativi di bonifica della pianura. L'aspetto del territorio non deve mutare di molto, a parte il fatto che i boschi sono sottoposti ad un intenso sfruttamento per le necessità di costruzione delle città. I romani infatti, anziché occupare Assisi, preferiscono creare due nuove colonie sul territorio: Hispellum (Spello) e L'Insula Romana (Bastia Umbra).

Tempio di Minerva (fonte wikipedia)

L'evo oscuro e i Longobardi. Alla caduta dell'impero corrisponde una delle più drammatiche crisi demografiche del pianeta. Il territori di Assisi non viene risparmiato. L'arrivo dei Longobardi (568 d.c.) trova un ambiente scarsamente popolato e una natura che si riappropria dei suoi spazi. Ne sono testimonianza i numerosi toponimi comprendenti la parola Gualdo che deriva dal germanico Wald (bosco). I longobardi, sebbene numericamente esigui, diventano la nuova aristrocrazia e si proiettano verso il controllo delle campagne spartendosi il controllo di uomini e terre. Probabilmente si deve a loro la suddivisione del territori in baylie (balie) che sostituisce la centurazione latina. Nello stesso periodo iniziano la loro opera i monaci benedettini, oltre a alla realizzazione di numerosi insediamenti (demolendo e riutilizzando le strutture di epoca romana), si occupano di opere di bonifica in pianura, in particolare nei dintorni della selva della Porziuncola.

Il Comune. L'anno 1000 segna la ripresa in Europa. La libertà dei comuni e i primi esperimenti di democrazia embrionale creano le condizioni per una ripresa economica e demografica. Questo anche ad Assisi - dove le stime più esagerate parlano di 40.000 abitanti dentro le mura - vuol dire un più intenso sfruttamento del territorio. A farne le spese sono i boschi. Sul Monte Subasio rimangono poche selve e le sue pendici messe a coltivazione (nell'affresco di Benozzo Gozzoli si notano le querce camporili indice della presenza di campi coltivati). Tuttavia non si tratta di uno sfruttamento cieco, il Monte Subasio diventa Mons Comunnis - una proprietà collettiva - e il Comune prende numerose contromisure per salvaguardarne i boschi. Ad esempio il comune impone la semina di ghiande agli affittuari per il rimboschimento e si confina il pascolo delle capre - dannoso per il rimboschimento - sul Colcaprile. Sorgono castelli in tutte le campagne, a volte riutilizzando - come nel caso di Armenzano - lo stesso luogo in cui sorgeva un castelliere. Lungo i corsi d'acqua si ricostruiscono i ponti e ne fanno di nuovi (se ne contano a decine), ma soprattutto prende piede un'invenzione di questo periodo: il mulino ad acqua. Il mulino tipico umbro non ha la ruota, ma è detto a retricine, una specie di turbina sita in un locale sommerso detto fuia, che trasmette il moto alla macina posta orizzontalmente sul suo asse al piano superiore. A quest'epoca risalgono i primi documenti certi di sfruttamento delle doline del Subasio (ma anche di buche artificiali) per la conservazione della neve che pressata nelle cavità, si trasforma in un ghiacciaio artificiale disponibile tutto l'anno. Si sospetta che la pratica fosse assai più antica: il castelliere di Monte Civitelle, in prossimità della grande dolina del Mortaro - il cui significato di mortaio è esplicativo di per sé - poteva presiedere a questa funzione.

Benozzo Gozzoli - scene di vita di San Francesco - Montefalco (fonte wikipedia)

Lo Stato Pontificio. Le lotte intestine al Comune di Assisi aprono la strada alla conquista dello Stato Pontificio nel 1442 prima con il sacco del Piccinino e con l'intervento dell'Orsini nel 1492 poi. Col '500 inizia il declino vitale della città che si protrae - con il culmine nel '700 - fino alla metà dell'800. Via via i diritti acquisiti dagli strati sociali più bassi e dalla borghesia nel medioevo vengono cancellati, e il Comune viene spogliato di potere a favore delle caste nobiliari, soprattutto di fuori Assisi. Il termine Rinascimento in Assisi ha un significato amaro. A fronte del crollo demografico, le risorse delle campagne subiscono uno sfruttamento speculativo assai maggiore. Corgna, Bensi, Sabbatucci, sono alcuni dei tenutari del diritto di enfiteusi, che non dovendo sottostare alle regole comunali di preservazione, trasformano - tramite il pascolo selvaggio ed il disboscamento - le campagne e soprattutto il Monte Subasio in una landa desolata. In questo quadro sconfortante, durante la seconda metà del '700, su spinta dell'Accademia dei Georgofili, si inserisce un'iniziativa in controtendenza che sarà destinata a trasformare le campagne umbre: l'introduzione dell'olivo. La pianta dell'olivo non è autoctona sebbene venisse coltivata anticamente in orti chiusi da muri. Ancor oggi un campo di olivi viene detto chiusa, mentre la pianta di olivo viene chiamata piantone proprio perché è necessario piantarla e non sorge spontanea. A riprova di ciò un oliveto abbandonato viene immediatamente soppiantato dalla flora autoctona. A partire quindi dai primi dell'800 le colline umbre tra Assisi e Spoleto si ricoprono di quegli uliveti che oggi ne caratterizzano così fortemente l'aspetto.

Lo Stato Italiano. A metà dell'800, il monte privo di boschi non ha protezione dalle intemperie. Il terreno è spazzato via dal vento e lavato dalla pioggia, è ridotto a pietraia. Le  inondazioni in pianura si susseguono sempre più catastrofiche. La discussione politica è avviata, ma la necessità di legno per la realizzazione della ferrovia, rimanda qualsiasi intervento efficace fino ai primi del '900. Il primo tentativo di rimboschimento, risale alla Prima Guerra Mondiale, quando prigionieri di guerra Ungheresi e Cecoslovacchi vennero massicciamente utilizzati per il rimboschimento della costa occidentale, soprattutto nella zona dell'Eremo delle Carceri. Ma l'opera di rimboschimento più poderosa viene messa in atto a partire dal 1928 grazie ai fondi per la Bonifica Integrale (a cui si è ricorsi anche per il completamento della bonifica della pianura). In dodici anni vengono impiegati 300 persone al giorno, 150 tonnellate di seme e 3,8 milioni di piantine. Dopo l'interruzione dovuta alla Seconda Guerra Mondiale, l'opera riprende in maniera più blanda e mirata a coprire le zone di insuccesso. Si è trattato di un gigantesco esperimento che, nonostante lo scetticismo iniziale, ha dato dei risultati insperati. Contemporaneamente, a metà del '900 entra definitivamente in crisi il modello di agricoltura collinare. Fa la sua comparsa il grano resistente alle brinate, la rete idrica sarà ampliata portando acqua potabile anche in pianura, dove la produttività aumenta esponenzialmente grazie al trattore che è inadatto alla collina. Infine l'attrattiva del settore secondario e terziario decreta lo spopolamento definitivo delle campagne. L'abbandono dei campi trasforma di nuovo il paesaggio. S.Maria degli Angeli, che fino a quel momento era un incrocio di poche case, privo di castello, in meno di 50 anni diventa il centro abitato più popoloso ed esteso del comune. In collina invece, con il ciclo ginestra/ginepro/quercia trasforma grandi estensioni coltivate in boschi, anche laddove non si è proceduto a rimboschimento.

Il Parco del Subasio. Negli anni '70 cala l'attenzione sulla salvaguardia ambientale. Il ritorno del pascolo selvaggio, il taglio del bosco per fare legna, il bracconaggio, l'apertura al turismo grazie alla strada panoramica mettono in crisi il giovane ecosistema - non ancora stabilizzatosi - del Monte Subasio. Ma il fenomeno peggiore di tutti sono gli incendi - praticamente tutti di natura dolosa - e un'edilizia senza scrupoli a cui sono legati anche gli incendi. Fortunatamente il bosco reagisce bene e le ferite si rimarginano. Mentre sul versante di Spello, la zona di Vallegloria viene deturpata dalla presenza di alcune ville, ad Assisi il fenomeno viene contenuto. Per contare i casi di "scempio edilizio" bastano abbondantemente le dita di una mano. Purtroppo l'ultimo è abbastanza recente - un edificio a carattere religioso che fa brutta mostra di sé dalla pianura - la cui necessità in un territorio in cui certo non mancano edifici di questo tipo, è tutta da dimostrare. Nel 1995 dopo lunga discussione, viene finalmente istituito il Parco del Monte Subasio.

La Toponomastica. Chi finora si è dilettato nel tentativo di dare spiegazione ai toponimi del territorio di Assisi, lo ha fatto basandosi quasi esclusivamente sul latino, ignorando completamente la lingua umbra. Ciò mina alla base qualsiasi risultato per due ordini di ragioni: 1) sembra assai improbabile che in un territorio dove la maggior parte dei toponimi dei centri maggiori sono di origine umbra (Assisi, Nocera, Foligno, Bevagna, Gualdo Tadino, Gubbio ecc.), lo stesso non valga per i centri minori; 2) In ogni caso di colonizzazione (anche nell'Impero Romano), la matrice culturale e soprattutto linguistica, permane parallela per secoli a quella dei dominatori, risulta quindi improbabile che questo non sia avvenuto in Umbria e tra gli Italici in generale. Ciò premesso, si potrebbe riempire un intero libro con le leggende sulla nascita di Assisi, in ogni caso quasi sempre legata al Monte Subasio. Non si conosce il reale nome umbro di Assisi. In realtà non conosciamo neanche con esattezza il nome in epoca romana. È da più parti nei è attestato Asisium ma anche Asisio. Sesto Properzio - che nasce ad Assisi nel 47 a.c. circa - la chiama Asis (a volte trascritto Axis). Catone Censore ci ricorda che si chiami Esisium in origine priva di dittongo, il che farebbe supporre che venisse chiamata anche Aesisium. Plinio il vecchio ci fa sapere che tra le tibù della Regio VI Umbria ci sono gli Asisinates. Altrettanti e più sono i nomi con cui viene identificato il Monte Subasio. Non ci sono testimonianze di epoca classica, il più antico documento è del 1086 e fa riferimento al Montem Suaserus. Troviamo più tardi Suaxero e ancora SubasiusSubbagio, Sub Asisio, Subassisio, Sub axio, Sub Asio. C'è da dire che spesso al monte di si riferiva semplicemente come Asio, che alcuni vogliono far derivare dal latino asium, uno spazio incolto ed aperto. (Sennonché il Monte Subasio non è mai stato incolto). La particella sub, cioè sotto, è un'evoluzione posteriore e cade in contraddizione logica, essendo il monte qualcosa che sta sopra. Nonostante questo, pare di intravedere un legame tra la città Asisio e il monte Asio anche nel nome. Potrebbe non essere un caso, che in entrambe i nomi abbiamo la medesima radice dell'umbro Aso/Asa - altare - in considerazione anche della vocazione sacra di entrambe i luoghi, mantenutasi inalterata nei secoli. Chiudiamo con una nota di colore: al contrario di quanto generalmente si crede, il nome più diffuso nel medioevo per Assisi è Asisio e non Ascesi come riferito dal famoso passo di Dante Alighieri nella Divina Commedia.


(1) Gli Umbri. Umbrorum gens antiquissima Italiae existimatur, ut quos Ombrios a Graecis putent dictos, quod in inundatione terrarum imbribus superfuissent.
(La popolazione umbra è ritenuta la più antica d'Italia, si crede infatti che gli Umbri fossero stati chiamati Ombrici dai Greci perché sarebbero sopravvissuti alle piogge quando la terra fu inondata.). La frase di Plinio il Vecchio (Naturalis historia, III, 112-113) è certamente esagerata ma rende l'idea delle radici umbre dell'intera Italia. Si tratta di una popolazione indoeuropea, i primi a migrare corposamente in Italia tra il XIII e il XII secolo a.c. dando vita alla civiltà Villanoviana. Essi crearono quella viene detta la Grande Umbria, il cui territorio comprendeva parte della Pianura Padana, l'Emilia Romagna, parte della Toscana, delle Marche fino al fiume Esino e dell'Umbria fino al fiume Nera. La migrazione dovette avvenire scacciando le precedenti popolazioni pre-indoeuropee. La successiva colonizzazione dell'Italia, avvenne attraverso la ver sacrum (primavera sacra), celebrata in occasione di momenti difficili per la comunità. I primogeniti nati in marzo ed aprile, giunti all'età di venti anni, erano costretti a migrare, sotto la protezione del dio Marte, seguendo un animale totem sacro al dio. Così, dagli Umbri nacquero i Sabini che seguirono il lupo, dai Sabini nacquero i Piceni con il loro picchio verde e i Sanniti seguendo il toro selvaggio. Dai Sanniti vennero i Marsi (l'orso) e i Lucani (di nuovo un lupo). Via via, dalla nazione madre umbra, si generarono tutti i popoli italici a sud della Grande Umbria (ad esclusione dei Latino Falisci e pochi altri) con cultura e lingue affini. La nazione umbra era unita culturalmente ma non politicamente, per questo non resse all'arrivo degli Etruschi provenienti dalla Lidia che invasero la Toscana e l'Emilia a cominciare dal IX secolo a.c., invasione fermata sul Tevere attorno al VI secolo a.c. Ma fatto fronte al nemico ecco arrivare i Celti nelle Marche nel V sec. a.c. e poi definitivamente alla conquista di Roma sul finire il IV (Battaglia di Mevania, 308 a.c.) e gli inizi del III sec. a.c. (Battaglia di Sentino, 295 a.c.). Ciononostante, la matrice e l'identità culturale rimane quella umbra tanto che anche le colonie finiranno per adattarsi: a 6 secoli di distanza dalla Battaglia del Sentino, la riforma di Diocleziano del 297 d.c. - che unisce gli Umbri e gli Etruschi in una sola regione, provoca proteste e disordini. Il malcontento crebbe tanto che, nel 337 d.c., l'imperatore Costantino concede di nuovo con il suo "Rescritto" l'indipendenza - almeno sul piano religioso - agli Umbri ponendone la capitale religiosa a Clitunno che al tempo ricadeva proprio nel territorio di Hispellum. Sulla scorta di quanto storicamente accade nei paesi colonizzati e su quello che sono i riflessi sui dialetti odierni , dobbiamo desumere che neanche lingua umbra fu abbandonata - semmai adattata - convivendo per secoli col latino lingua ufficiale dall'89 a.c. (Torna su)

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