| Lunghezza | Tempo | Altitudine Minima |
Altitudine Massima |
| nd km | 4h | 252 | 358 |
Il sentiero 62 va da Ponte S.Vetturino fino ad Armenzano. Si è deciso di dividerlo in due parti, più che per la lunghezza, per la nutrita presenza di punti di interesse. Il primo tratto è quello che segue la valle del Tescio fino a Ponte Grande. Si possono vedere numerosi ponti e molini oggi ad acqua per lo più oggi riconvertiti a abitazioni. L´alta densità di ponti testimonia la mole di traffico che avveniva nella valle. Ai giorni nostri è difficile immaginarlo, ma fino alla fine del XIX secolo erano presenti un´inifinità di strade che congiungevano i territori a destra e a sinistra del Tescio.
![]() | 1. Ingresso Ovest al 62lat. E 12°36'03.4 - lon. E 12°36´03.4 - alt. 271Ingresso principale al sentiero del CAI nr. 62. Entrando da sotto il cipresso, il sentiero vero e proprio inizia dall´angolo ovest del campo di calcio. |
![]() | 2. Ponte S.Vetturinolat. E 12°35'98.4 - lon. E 12°35´98.4 - alt. 252Ponte a tre arcate, è citato per la prima volta nel 1283. Crollato nel 1498 fu ricostruito nell’attuale forma nel 1514. Per le esigenze di viabilità fu allargato (più che raddoppiato) nel secolo scorso - presumibilmente negli anni ’30 - rispettando tuttavia la configurazione della costruzione cinquecentesca. L’aggiunta a monte è ben distinguibile se si osservano le arcate da sotto il fiume. Deve il suo nome alla leggenda di S.Vittorino, Patrono insieme a S.Rufino di Assisi, venne giustiziato nei pressi del ponte (ciò farebbe presupporre l’esistenza del ponte già nel III sec.). Sul luogo del presunto seppellimento sorse prima una chiese e successivamente un complesso benedettino citato nel 1058. A causa delle continue scorrerie il corpo del santo venne traslato nella Basilica di S.Pietro all’interno della cinta muraria e il monastero abbandonato forse nel XIV sec. Faceva parte del complesso anche il Molino di Ponte S.Vetturino o di S.Pietro, rimasto attivo fino agli anni ’80 del 1900, oggi trasformato ad uso abitativo. |
![]() | 3. Ingresso secondario al 62lat. E 12°36'11.3 - lon. E 12°36´11.3 - alt. 256Ingresso secondario al sentiero del CAI nr. 62. È sconsigliato in presenza di acqua, perché occorre guadare il Tescio in un punto non agevole. |
![]() | 4. Chiusa sul Tescio IIIlat. E 12°36'37.9 - lon. E 12°36´37.9 - alt. 258Si tratta dei resti della chiusa che serviva ad incalanare le acque per un molino non più esistente nella zona di Ponte San Vetturino. |
![]() | 5. Casco sul Tescio - Rovinelat. E 12°36'20.8 - lon. E 12°36´20.8 - alt. 262Una delle numerose cascate artificiali, create per rallentare il corso del Tescio specie in periodo di piena. Inoltre la cascata crea un invaso d’acqua che permane a lungo anche nei periodi di secca ed utilizzabile per numerosi scopi, non ultimo, quello della balneazione. Nel dialetto locale la cascata viene detta Casco. |
![]() | 6. Casco sul Tescio - Mulino di Pianettolat. E 12°36'43.8 - lon. E 12°36´43.8 - alt. 262Una delle numerose cascate artificiali, create per rallentare il corso del Tescio specie in periodo di piena. Inoltre la cascata crea un invaso d’acqua che permane a lungo anche nei periodi di secca ed utilizzabile per numerosi scopi, non ultimo, quello della balneazione. Nel dialetto locale la cascata viene detta Casco. |
![]() | 7. Molino di Pianetto o Molinacciolat. E 12°36'43.8 - lon. E 12°36´43.8 - alt. 265Oggi adibito ad Abitazione, il mulino era ancora in attività nel 1893. Sulle carte I.G.M. viene chiamato il Molinaccio come il Molino di Marangone. |
![]() | 8. Casco sul Tescio - Ponte dei Gallilat. E 12°36'45.8 - lon. E 12°36´45.8 - alt. 262Una delle numerose cascate artificiali, create per rallentare il corso del Tescio specie in periodo di piena. Inoltre la cascata crea un invaso d’acqua che permane a lungo anche nei periodi di secca ed utilizzabile per numerosi scopi, non ultimo, quello della balneazione. Nel dialetto locale la cascata viene detta Casco. |
![]() | 9. Ponte dei Gallilat. E 12°36'75.4 - lon. E 12°36´75.4 - alt. 271Ponte con arcata, in scaglie di pietra rosa di probabile finitura medioevale, ma i conci alla base ne tradiscono l’esistenza già in epoca classica. Come in altri casi ha il medesimo nome di un altro ponte, quello vicino alla chiesa di S.Croce. Restaurato nel 2008, se ne ha notizia fin dal 1160 come pontem Gallis. Non ci si lasci ingannare dalla posizione, questo ponte non conduceva a S.Francesco, essendo il colle dove sorge, brullo ed inabitato fino alla metà del XIII secolo. Era invece la via di comunicazione tra la valle e l’angolo occidentale della tota umbra, successivamente diventato l’attuale Porta di S.Giacomo. È ancora rintracciabile la strada che sale. Sull’origine del nome si sono fatte numerose ipotesi. Alcuni vogliono che il nome sia tale in virtù del campo che le truppe di Carlo Magno vi stabilì durante l’assedio ad Assisi o che fosse proprio il germanico a costruire tale ponte, ed i franchi fossero chiamati Galli. Tuttavia, non vi è traccia di confusione tra i popoli, anzi, il termine franco avrà un impatto assai maggiore di quello di gallo nella definizione delle genti di Francia. Altri vorrebbero che il ponte fosse il ponte di Gualdo (dal longobardo wald bosco) e che successivamente a causa della tendenza dialettale locale a sostituire la particella ld con ll, si sia chiamato Gallo. La tesi è smentita dal fatto che esiste una sola parola (ed i suoi derivati) con lo stesso esito: caldo in callo. Ma soprattutto dall’esistenza di altri due toponimi in zona con la stessa origine longobarda: La Madonna del Gualdo e Gualdo Tadino, che pur avendo un medesimo dialetto non hanno subito tale trasformazione. Altra interpretazione possibile, vista la promiscuità di popolazioni sul territorio all’inizio dell’età del ferro, è che in loco esistesse una qualche presenza celtica. Questa tesi sarebbe rafforzata dall’esistenza del vicino Colle del Gallo, dalla permanenza in loco del cognome Galli e dalla presenza, non distante, di una badia Montis Gallani al confine con Valfabbrica. Altra ipotesi è che semplicemente il ponte si chiami così in riferimento alla presenza di animali - i galli – che dovevano far risuonare il loro grido nella vallata. |
![]() | 10. Chiesa di S.Crocelat. E 12°36'91.2 - lon. E 12°36´91.2 - alt. 285Monastero Benedettino del XIII secolo e occupato da monache benedettine. Il complesso ospitava un ospedale hospitalis Pontis Gallorum - ovvero un luogo di accoglienza per i pellegrini che giungevano dal Percorso Francescano e un mulino. Il monastero ebbe vita breve e sul finire del XIV secolo fu abbandonato dalle suore che ripararono all’interno della cinta muraria, forse a seguito delle numerose scorrerie delle bande armate di razziatori. Più probabilmente per le lotte interne nella chiesa tra ordini e curia vescovile che sfociarono in episodi violenti come accadde per il vicino Monastero delle Suore Benedettine di S.Donato di Flebulle. Dopo numerosi usi poco ortodossi, agli inizi del secondo millennio è stato restaurato dal F.A.I. ed è punto di ingresso inferiore per il sentiero del “Bosco di S.Francesco”. L´ingresso è gratuito ma ai visitatori viene chiesta un´offerta per il mantenimento del sito. Gli orari di apertura del Bosco di San Francesco sono: dalle 10 alle 19 da aprile a settembre e dalle 10 alle 16 da ottobre a marzo. |
![]() | 11. Ponte S.Croce o Ponte dei Galli IIlat. E 12°36'91.2 - lon. E 12°36´91.2 - alt. 285Il ponte a tre arcate è così denominato per la presenza dell’adiacente Chiesa di S.Croce. Viene chiamato – anche nei documenti - Ponte dei Galli come il suo omonimo più a valle ma più antico. Questo ponte fu costruito – in quanto il precedente era crollato - in questa forma tra il 1353 e il 1357 dai mastri Ritio Ciccoli e Vagnuccio Ugolini, probabilmente a seguito delle accresciute esigenze di viabilità sul sentiero francescano che collega Assisi con il monte La Verna. In aggiunta, non fu ininfluente la costruzione del monastero benedettino di S.Croce e l’adiacente ospedale e luogo di accoglienza. Sappiamo che fu restaurato alla fine del XV sec. Ma di nuovo crollato e ricostruito dal Comune di Assisi tra il 1948 e 1949. Accanto al ponte, ve n’è uno di epoca moderna che attraversa il Fosso della Genga, l’attraversamento di questo fosso doveva essere assolto in passato da due ponti più a monte nei pressi del Molino di Boccabuto. |
![]() | 12. Casco sul Tescio - Calcinaialat. E 12°37'08.9 - lon. E 12°37´08.9 - alt. 288Una delle numerose cascate artificiali, create per rallentare il corso del Tescio specie in periodo di piena. Inoltre la cascata crea un invaso d’acqua che permane a lungo anche nei periodi di secca ed utilizzabile per numerosi scopi, non ultimo, quello della balneazione. Nel dialetto locale la cascata viene detta Casco. |
![]() | 13. Torre del Tesciolat. E 12°37'15.8 - lon. E 12°37´15.8 - alt. 288Detta anche Torre dei Fiumi in quanto il simbolo dei conti Fiumi - signori di parte guelfa di Assisi - era appunto una torre sotto la quale scorre un fiume. Si tratta infatti di un molino fortificato, presumibilmente utilizzato per la macina della calce, nel quale confluivano le acque grazie ad un canale. Sono ancora visibili gli invasi. Ancor oggi lo stemma della Torre dei Fiumi viene utilizzato dalla parte de sotto, la fazione aderente al “guelfismo degenerato” nella rievocazione storica del Calendimaggio. Grazie ai lavori di restauro del F.A.I., la torre è visitabile fino alla sommità. Lo stesso F.A.I. ha intitolato la torre alla scomparsa Annamaria Colizzi per cui appare sulle sue mappe come Torre Annamaria. Tuttavia, pur nella comprensione dell’umano gesto, si tratta di una mistificazione del nome. |
![]() | 14. Ponte Dolci o Ponte di S.Rufinolat. E 12°37'27.9 - lon. E 12°37´27.9 - alt. 291Incerta l’origine della denominazione, a volte indicato come Ponte dei Dolci. Dal Catasto Gregoriano si apprende che esisteva in zona un Molino Dolci, i cui resti sono visibili poco distante. Viene detto anche Ponte di S.Rufino e sulle carte I.G.M. viene denominato Ponte Annibale. Si tratta di un ponte a due campate con parapetto, probabilmente realizzato nel XIII secolo. Purtroppo la bellezza del ponte è deturpata dall’annesso acquedotto realizzato in calcestruzzo. È ancora visibile la strada che vi giunge da Assisi, mentre si riduce a un sentiero poco visibile quella sull’altro lato che doveva portare verso Colcaprile e Petrata. |
![]() | 15. Mulino di S.Rufino o Podere Tardiolilat. E 12°37'64.8 - lon. E 12°37´64.8 - alt. 302Ennesimo molino presente sulle rive del Tescio in zona “Sassi Cupi” o “Valle Cupa”. È rimasto in uso fino al dopoguerra, il nome dell’ultimo mugnaio è Giovanni Pagliacci. Forse denominato così in quanto pertinente alla curia di S. Rufino. Prende il nome di Tardioli precedenti proprietari delle terre circostanti, viene detto anche Molino dei Canonici o di S.Francesco. In buono stato di manutenzione, sono ancora presenti le fuie (dall’umbro hoia/e – apertura) ovvero lo spazio destinato alle pale del mulino. Attualmente adibito a canile privato. |
![]() | 16. Chiusa sul Tescio IIlat. E 12°38'81.0 - lon. E 12°38´81.0 - alt. 307Si tratta dei resti della chiusa che doveva servire a incanalare le acque verso il Molino di S.Rufino. |
![]() | 17. Pontaccio o Ponte di Marangonelat. E 12°38'30.2 - lon. E 12°38´30.2 - alt. 320Con lo stesso nome viene indicato Ponte Annibale. Presumibilmente un ponte di servizio al vicino mulino detto Molinaccio, così come via di accesso a Colcaprile (dall’umbro cabriner e latino caprinus: caprino – colle delle capre) e alle sue cave. Anch’esso privo di parapetto, rischia la stessa sorte di Ponte Annibale e Ponte Annibale II, viste le sue condizioni di scarsa manutenzione. Vi si accede da Tor Giovannetto con uno dei pochissimi tratti di strada ancora esistenti ed in uso delle numerosissime vie che congiungevano in passato, un lato con l’altro della valle del Tescio. Detto anche Ponte Marangone (o Maragone) a causa della presenza del vicino Molinaccio che talvolta viene indicato in questa maniera. Marangone è un nome di persona attestato sin dal medioevo. Potrebbe trattarsi anche del contrario, ovvero che il Molino abbia preso il nome dal ponte, visto che il termine marangone - di possibile derivazione terramaricola o protovillanoviana - richiama l’abilità di carpenteria nel costruire palafitte e strutture in legno sopra l’acqua che farebbe supporre la precedente esistenza di un ponte in legno, abilità tipica dei Pontifex osco-umbri. |
![]() | 18. Molinaccio o Molino di Papalino o Marangonelat. E 12°38'30.2 - lon. E 12°38´30.2 - alt. 318Uno dei svariati molini presenti lungo il corso del Tescio e, come spesso avviene, anch’esso ha un omonimo nel Molinaccio (o Molino di Pianetto) che era in funzione fino alla metà dell’800 nei pressi del Ponte dei Galli. Delle altre due definizioni, piuttosto incerte, quella di Marangone (o Maragone) deriverebbe da un precedente proprietario (Marangone è un nome di persona attestato sin dal medioevo). In alternativa potrebbe derivare dalla presenza del vicino Pontaccio o Ponte Marangone in quanto il termine marangone - di possibile derivazione terramaricola o protovillanoviana - richiama l’abilità di carpenteria nel costruire palafitte e strutture in legno sopra l’acqua che farebbe supporre la precedente esistenza di un ponte in legno. Atri appellativi: Molino Fiumi e Cerasa, Molino dei Canonici, Molino di Begnamino (quest’ultimo attuale proprietario nel 2012). |
![]() | 19. Ponte Annibale IIlat. E 12°38'75.0 - lon. E 12°38´75.0 - alt. 330Si tratta dei resti di un ponte crollato, che taluni indicano come Ponte Annibale, al pari di quello più a monte di difficile datazione, era intestato su due speroni di roccia. Dovrebbe il suo nome all’attraversamento da parte dell’esercito cartaginese a seguito della vittoria sulle truppe romane alla Battaglia del Trasimeno (217 a.c.) diretto a sud. Non ci sono dati riguardo la sua esistenza e anche la sua funzione rimane difficile da congetturare, in particolare per la impervia conformazione del terreno, che sembra non consentire accessi alla riva sinistra del Tescio. Sembra essere precedente al Ponte Annibale propriamente detto e ne condivideva la stessa funzione di collegare la Costa di Trex con il Monte Costa di Trex (da non confondere) e Fallarano o un accesso per i muli alle cave di Colcaprile (dall’umbro cabriner e latino caprinus: caprino – colle delle capre). |
![]() | 20. Ponte Annibale o Pontacciolat. E 12°39'02.0 - lon. E 12°39´02.0 - alt. 338Crollato nel 1999 a grazie all’incuria – e non, come erroneamente si lascia intendere, a causa del terremoto del 1997 - in cui i ponti del Tescio sono lasciati. Come per altri luoghi di questa zona, viene talora confuso con un altro, in questo caso il Pontaccio più a valle. Altre volte viene indicato come Ponte Annibale i resti di un ponte crollato o, come nelle carte I.G.M., il Ponte Dolci. La leggenda vuole che esso sia il ponte attraversato da Annibale dopo la vittoria sulle truppe romane alla Battaglia del Trasimeno (217 a.c.) diretto a sud. Era privo di parapetto e l’età del ponte riferibile ad epoca romana, fa scartare le ipotesi che debba il suo nome a ricordo di personaggi successivi come il cinquecentesco Annibale Nepis. Collegava la Costa di Trex con il Monte Costa di Trex (da non confondere) e Fallarano. Forse insisteva sulla via per Paganzano e Petrata (da lì a Valfabbrica e Gualdo Tadino). |
![]() | 21. Ponte Grandelat. E 12°39'09.2 - lon. E 12°39´09.2 - alt. 358Così detto per le maggiori importanza e dimensioni, rispetto agli altri presenti nella zona. Attualmente si tratta di due ponti affiancati, uno costruito negli anni ’60 per supplire alle necessità del traffico automobilistico. Dell’altro non si hanno notizie certe. Non è confermato, anche se probabile, che ve ne fosse già presente uno in epoca antica. Pur trovandosi sulla direttrice Assisi - Gualdo Tadino, a tale funzione poteva essere assolta dal vicino Ponte Annibale. Di certo c’è che esso subì un profonda ristrutturazione nel corso della prima guerra mondiale, a seguito dei programmi di impiego dei prigionieri austro-ungarici. Taluni tendono ad identificarlo con il “Ponte della Strada di Nocera” citato negli statuti di Assisi nel 1469, ma è ragionevole pensare che la strada per Nocera Umbra (attualmente irrintracciabile, se non per pochi indizi, in località Montarelle) fosse più a monte ed è possibile in questo caso, che la citazione sia riferibile a Ponte Marchetto. L’attuale tracciato della strada risale al 1735. Il ponte da anche il nome alla frazione Pontegrande. |
![]() | 22. Ingresso da Ponte Grande al 62lat. E 12°39'12.9 - lon. E 12°39´12.9 - alt. 360La risalita avviene tramite una strada poco a monte del ponte Pontegrande e sbuca nei pressi del ristorante "Il Moro" |
![]() | 1. Chiesa di S.Bartololat. E 12°36'11.9 - lon. E 12°36´11.9 - alt. 345Detta anche chiesa di San Bartolomeo di Corregiano, è completamente in rovina. Documentata sin dal 1088 (in realtà in un documento del 1.000 si parla già di una chiesa nei paraggi di Correggiano) fu innalzata dai monaci benedettini |
![]() | 2. Torre Tondalat. E 12°36'12.9 - lon. E 12°36´12.9 - alt. 285È visibile nei pressi di Ponte S.Vetturino, è la Turris Canalis appartenente alla badia di S.Fortunato nel 1354. La sommità risulta troncata e si tratta di uno dei rari esempi di torri a sezione tonda presenti nella zona, tanto da connotarla. |
![]() | 3. Basilica di S.Francescolat. E 12°36'22.1 - lon. E 12°36´22.1 - alt. 366Il percorso del Fai attraverso il Bosco di S.Francesco termina proprio nell´omonima basilica. La costruzione è iniziata il 17 luglio 1228 fuori della cinta muraria, sul <i>Collis Inferni</i> (Colle Inferno) che fino a quel momento risultava brullo perché adibito a pascolo. A dispetto delle numerose e lugubri leggende, il nome di Colle Inferno deriva da <i>Collis Inferior</i>, cioè il colle più in basso rispetto a quello su cui sorgeva l´Assisi originaria. Capolavoro del gotico italiano, dal 1230 conserva le spoglie di S.Francesco. Riccamente decorata (tra gli altri citiamo La vita di san Francesco negli affreschi attribuiti a Giotto), è composta di due chiese sovrapposte, la basilica inferiore e la basilica superiore, e dal complesso del monastero. Trovandosi la chiesa nella parte bassa della città, la distinzione tra basilica inferiore e superiore, ingenera spesso confusione nei visitatori che vanno a cercare la basilica superiore in un luogo più in alto di Assisi. Nel 1997, a seguito del terremoto, la basilica superiore ha subito notevoli danni (in grossa parte dovuti alle errate tecniche di restauro nella seconda metà del XX sec.). Fu necessario ricollocare circa 300.000 frammenti di affresco per resturare le volte cadute. L´opera si è conclusa nel 2006. |
![]() | 4. Grotta di Cinicchio o Cinicchialat. E 12°36'31.3 - lon. E 12°36´31.3 - alt. 328In realtà non si tratta di una grotta, ma di una edificio costruito sulla sommità del colle e interrato volutamente. Esso è costituito da due stanze a pianta quadrata, con volta a botte unite da un corridoio. Sicuramente realizzato in epoca medievale, la sua funzione resta oscura. Sono state fatte diverse ipotesi a riguardo. Una è che si tratti, caratteristiche costruttive, di una cripta Longobarda. Altra ipotesi che fosse inglobata nel sistema difensivo di avvistamento, essendo occultata e avendo ampio orizzonte, inoltre l’ingresso è posizionato in maniera da rendere visibile i bastioni della Rocca Maggiore. Infine, alcuni hanno voluto ravvisarvi la grotta della conversione di S.Francesco, per il fatto che il corridoio centrale sembra puntare sulla basilica del santo. La presenza di intonaco bianco fa supporre che sia stata utilizzata fino al XIX sec. Sull’intonaco si osservano graffiti di occasionali visitatori con tanto di data a partire dalla seconda metà del XIX sec. La grotta viene così denominata perché ritenuta il rifugio del bandito assisano Nazareno Guglielmi (n. 1830 – m.?) detto Cinicchio o Cinicchia. Nell’immaginario popolare fu una figura romantica del bandito che ruba ai ricchi e aiuta i poveri. Numerosi in tal senso gli aneddoti popolari. Restano di certo le rocambolesche fughe dal carcere e i numerosi omicidi e rapine. Finì i suoi giorni in Sudamerica per sfuggire alla legge. |
![]() | 5. Mulino di Boccabuto o del Pulalat. E 12°36'57.3 - lon. E 12°36´57.3 - alt. 285Mulino del XVII sec. rimasto in funzione fino agli anni ’50 del secolo scorso, è l’unico presente sul Fosso della Genga (o S.Croce). Oggi adibito ad abitazione, si trova nei pressi di due notevoli ponti sul Fosso della Genga: uno a quattro arcate e uno a tre. Al giorno d’oggi sembra inspiegabile la presenza di addirittura due ponti per l’attraversamento del fosso. Si potrebbe immaginare invece un’intensa mole di traffico in questa parte dell’agro assisano, tale da giustificare un autentico svincolo. |
![]() | 6. Fossa Calcinaialat. E 12°37'06.9 - lon. E 12°37´06.9 - alt. 290Ne esistono diverse nella zona, viene indicata quella più accessibile. Nella fossa venivano arroventate le pietre di fiume, primo passo per la produzione della calce. |
![]() | 7. Cascata dal Colle Mosciolelat. E 12°37'16.0 - lon. E 12°37´16.0 - alt. 345Il fenomeno è abbastanza raro e si crea dopo giorni di abbondante pioggia (più probabili da novembre a marzo) e solo per pochi giorni. |
![]() | 8. Monastero di S.Annessa o S.Agneselat. E 12°37'40.5 - lon. E 12°37´40.5 - alt. 398S.Annessa (o S.Agnese o S.Gnese) fu un monastero di monache benedettine come fu quello di Santa Croce, più o meno coevo ne se seguì le stesse sorti. Fu forse fondato nel 1316. Nel 1431 era già malridotto e vi era rimasta una sola suora, fu quindi affidato al Terzo Ordine Regolare Femminile. Fino al 1485, quando l´ultima terziaria rimasta fu aggregata a S.Caterina e il convento abbandonato. I resti sono a 50 metri a valle del segnale azzurro che segnala l´incrocio per Armenzano provenendo da Pontegrande sulla statale 444. L´ingresso da lì presenta notevoli difficoltà, sia nello scendere ma soprattutto nel risalire a causa dei rovi e di secoli di spurgo gettati dalla strada. Fino a poco tempo fa era presente un sentiero che partiva dalla strada che scende al Mulino di S.Rufino, oggi è inghiottito dalla vegetazione. Del monastero rimangono in piedi solo dei frammenti di muri, il resto sono sparsi in giro. Tra questi pare che vi fosse una meravigliosa bifora, scomparsa poi in seguito. Sotto uno dei muri ancora in piedi c´è una piccola apertura quadrata per l´accesso alla sorgente. Il Monastero sorgeva sotto una strada carrozzabile ancora ben rintracciabile in quel punto. Probabilmente portava al Ponte dei Dolci o al Pontaccio (o Ponte di Marangone). Due le leggende legate a S.Annessa. La prima narra che la notte fra il primo e il due novembre, tutti i morti di Assisi, lì dicono la Messa e se malauguratamente si passa da quelle parti non si deve alzare lo sguardo durante il rito della Consacrazione altrimenti si passa a miglior vita. Pare che in quell´occasione fosse possibile fare una domanda a uno dei morti -seguendo un rituale - ma la faccenda era comunque rischiosa e l´errore, come detto, comportava la morte. La seconda è legata anche a altri ruderi di monasteri femminili fuori le mura: durante uno dei numerosi assedi, le suore del monastero vennero violentate e uccise. Gli abitanti di Assisi, impotenti dentro le mura, ne udivano le urla. Da allora, ogni anno nella notte ricorrente, si odono le urla dei fantasmi delle poverette. |
![]() | 9. Chiusa sul Tescio Ilat. E 12°38'26.0 - lon. E 12°38´26.0 - alt. 328Si tratta dei resti della chiusa che serviva ad incalanare le acque per il Molinaccio. |