Albergo Ancajani
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L´Albergo Ancajani sorge ad Assisi, a 10 minuti a piedi dalla Basilica di San Francesco. Maggiori Informazioni.

Hotel San Rufino
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Questo hotel a 2 stelle si erge a soli 50 metri dal Duomo di San Rufino, nel cuore della città medievale di Assisi. A 100 metri troverete dei parcheggi. Maggiori Informazioni.

Hotel San Giacomo
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Ubicato in una posizione tranquilla nel centro storico di Assisi, a 50 metri dalla Basilica di San Francesco, l´Hotel San Giacomo offre la connessione Wi-Fi gratuita in tutta la struttura e camere… Maggiori Informazioni.

Assisi Outdoor

Versione Web

Lunghezza Tempo Altitudine
Minima
Altitudine
Massima
5,4 km 1h45´ 271 526

Assisi dall´alto e dal Basso

Il percorso ad anello che vi permetterà di godere delle bellezze naturali di Assisi dall´alto della rocca e dal basso della valle del Tescio

Il percorso ad anello che vi permetterà di godere delle bellezze naturali di Assisi dall´alto della rocca e dal basso della valle del Tescio. Gli orari di apertura del Bosco di San Francesco sono: dalle 10 alle 19 da aprile a settembre e dalle 10 alle 16 da ottobre a marzo.

Punti di Interesse sul Percorso 


 

1. Basilica di S.Francesco

lat. E 12°36'22.1 - lon. E 12°36´22.1 - alt. 366

Il percorso del Fai attraverso il Bosco di S.Francesco termina proprio nell´omonima basilica. La costruzione è iniziata il 17 luglio 1228 fuori della cinta muraria, sul <i>Collis Inferni</i> (Colle Inferno) che fino a quel momento risultava brullo perché adibito a pascolo. A dispetto delle numerose e lugubri leggende, il nome di Colle Inferno deriva da <i>Collis Inferior</i>, cioè il colle più in basso rispetto a quello su cui sorgeva l´Assisi originaria. Capolavoro del gotico italiano, dal 1230 conserva le spoglie di S.Francesco. Riccamente decorata (tra gli altri citiamo La vita di san Francesco negli affreschi attribuiti a Giotto), è composta di due chiese sovrapposte, la basilica inferiore e la basilica superiore, e dal complesso del monastero. Trovandosi la chiesa nella parte bassa della città, la distinzione tra basilica inferiore e superiore, ingenera spesso confusione nei visitatori che vanno a cercare la basilica superiore in un luogo più in alto di Assisi. Nel 1997, a seguito del terremoto, la basilica superiore ha subito notevoli danni (in grossa parte dovuti alle errate tecniche di restauro nella seconda metà del XX sec.). Fu necessario ricollocare circa 300.000 frammenti di affresco per resturare le volte cadute. L´opera si è conclusa nel 2006.


2. Ingresso superiore al Bosco di San Francesco

lat. E 12°39'60.0 - lon. E 12°39´60.0 - alt. 366

L´ingresso superiore al Bosco di San Francesco si trova sul muraglione nord della Piazza Superiore di San Francesco. L´ingresso è gratuito, tuttavia viene chiesta un´offerta per la manutenzione del sito.Gli orari di apertura del Bosco di San Francesco sono: dalle 10 alle 19 da aprile a settembre e dalle 10 alle 16 da ottobre a marzo.


3. Passaggio attraverso le mura nel Bosco di San Francesco

lat. E 12°36'31.8 - lon. E 12°36´31.8 - alt. 300

Si tratta di una postierla nella cinta muraria del XIV secolo.


4. Ponte dei Galli

lat. E 12°36'75.4 - lon. E 12°36´75.4 - alt. 271

Ponte con arcata, in scaglie di pietra rosa di probabile finitura medioevale, ma i conci alla base ne tradiscono l’esistenza già in epoca classica. Come in altri casi ha il medesimo nome di un altro ponte, quello vicino alla chiesa di S.Croce. Restaurato nel 2008, se ne ha notizia fin dal 1160 come pontem Gallis. Non ci si lasci ingannare dalla posizione, questo ponte non conduceva a S.Francesco, essendo il colle dove sorge, brullo ed inabitato fino alla metà del XIII secolo. Era invece la via di comunicazione tra la valle e l’angolo occidentale della tota umbra, successivamente diventato l’attuale Porta di S.Giacomo. È ancora rintracciabile la strada che sale. Sull’origine del nome si sono fatte numerose ipotesi. Alcuni vogliono che il nome sia tale in virtù del campo che le truppe di Carlo Magno vi stabilì durante l’assedio ad Assisi o che fosse proprio il germanico a costruire tale ponte, ed i franchi fossero chiamati Galli. Tuttavia, non vi è traccia di confusione tra i popoli, anzi, il termine franco avrà un impatto assai maggiore di quello di gallo nella definizione delle genti di Francia. Altri vorrebbero che il ponte fosse il ponte di Gualdo (dal longobardo wald bosco) e che successivamente a causa della tendenza dialettale locale a sostituire la particella ld con ll, si sia chiamato Gallo. La tesi è smentita dal fatto che esiste una sola parola (ed i suoi derivati) con lo stesso esito: caldo in callo. Ma soprattutto dall’esistenza di altri due toponimi in zona con la stessa origine longobarda: La Madonna del Gualdo e Gualdo Tadino, che pur avendo un medesimo dialetto non hanno subito tale trasformazione. Altra interpretazione possibile, vista la promiscuità di popolazioni sul territorio all’inizio dell’età del ferro, è che in loco esistesse una qualche presenza celtica. Questa tesi sarebbe rafforzata dall’esistenza del vicino Colle del Gallo, dalla permanenza in loco del cognome Galli e dalla presenza, non distante, di una badia Montis Gallani al confine con Valfabbrica. Altra ipotesi è che semplicemente il ponte si chiami così in riferimento alla presenza di animali - i galli – che dovevano far risuonare il loro grido nella vallata.


5. Casco sul Tescio - Ponte dei Galli

lat. E 12°36'45.8 - lon. E 12°36´45.8 - alt. 262

Una delle numerose cascate artificiali, create per rallentare il corso del Tescio specie in periodo di piena. Inoltre la cascata crea un invaso d’acqua che permane a lungo anche nei periodi di secca ed utilizzabile per numerosi scopi, non ultimo, quello della balneazione. Nel dialetto locale la cascata viene detta Casco.


6. Chiesa di S.Croce

lat. E 12°36'91.2 - lon. E 12°36´91.2 - alt. 285

Monastero Benedettino del XIII secolo e occupato da monache benedettine. Il complesso ospitava un ospedale hospitalis Pontis Gallorum - ovvero un luogo di accoglienza per i pellegrini che giungevano dal Percorso Francescano e un mulino. Il monastero ebbe vita breve e sul finire del XIV secolo fu abbandonato dalle suore che ripararono all’interno della cinta muraria, forse a seguito delle numerose scorrerie delle bande armate di razziatori. Più probabilmente per le lotte interne nella chiesa tra ordini e curia vescovile che sfociarono in episodi violenti come accadde per il vicino Monastero delle Suore Benedettine di S.Donato di Flebulle. Dopo numerosi usi poco ortodossi, agli inizi del secondo millennio è stato restaurato dal F.A.I. ed è punto di ingresso inferiore per il sentiero del “Bosco di S.Francesco”. L´ingresso è gratuito ma ai visitatori viene chiesta un´offerta per il mantenimento del sito. Gli orari di apertura del Bosco di San Francesco sono: dalle 10 alle 19 da aprile a settembre e dalle 10 alle 16 da ottobre a marzo.


7. Ponte S.Croce o Ponte dei Galli II

lat. E 12°36'91.2 - lon. E 12°36´91.2 - alt. 285

Il ponte a tre arcate è così denominato per la presenza dell’adiacente Chiesa di S.Croce. Viene chiamato – anche nei documenti - Ponte dei Galli come il suo omonimo più a valle ma più antico. Questo ponte fu costruito – in quanto il precedente era crollato - in questa forma tra il 1353 e il 1357 dai mastri Ritio Ciccoli e Vagnuccio Ugolini, probabilmente a seguito delle accresciute esigenze di viabilità sul sentiero francescano che collega Assisi con il monte La Verna. In aggiunta, non fu ininfluente la costruzione del monastero benedettino di S.Croce e l’adiacente ospedale e luogo di accoglienza. Sappiamo che fu restaurato alla fine del XV sec. Ma di nuovo crollato e ricostruito dal Comune di Assisi tra il 1948 e 1949. Accanto al ponte, ve n’è uno di epoca moderna che attraversa il Fosso della Genga, l’attraversamento di questo fosso doveva essere assolto in passato da due ponti più a monte nei pressi del Molino di Boccabuto.


8. Casco sul Tescio - Calcinaia

lat. E 12°37'08.9 - lon. E 12°37´08.9 - alt. 288

Una delle numerose cascate artificiali, create per rallentare il corso del Tescio specie in periodo di piena. Inoltre la cascata crea un invaso d’acqua che permane a lungo anche nei periodi di secca ed utilizzabile per numerosi scopi, non ultimo, quello della balneazione. Nel dialetto locale la cascata viene detta Casco.


9. Torre del Tescio

lat. E 12°37'15.8 - lon. E 12°37´15.8 - alt. 288

Detta anche Torre dei Fiumi in quanto il simbolo dei conti Fiumi - signori di parte guelfa di Assisi - era appunto una torre sotto la quale scorre un fiume. Si tratta infatti di un molino fortificato, presumibilmente utilizzato per la macina della calce, nel quale confluivano le acque grazie ad un canale. Sono ancora visibili gli invasi. Ancor oggi lo stemma della Torre dei Fiumi viene utilizzato dalla parte de sotto, la fazione aderente al “guelfismo degenerato” nella rievocazione storica del Calendimaggio. Grazie ai lavori di restauro del F.A.I., la torre è visitabile fino alla sommità. Lo stesso F.A.I. ha intitolato la torre alla scomparsa Annamaria Colizzi per cui appare sulle sue mappe come Torre Annamaria. Tuttavia, pur nella comprensione dell’umano gesto, si tratta di una mistificazione del nome.


10. Terzo Paradiso

lat. E 12°37'06.8 - lon. E 12°37´06.8 - alt. 290

Land Art creata dall´artista Michelangelo Pistoletto. Rappresenta il nuovo simbolo di infinito da lui creato nel 2003.


11. Ponte Dolci o Ponte di S.Rufino

lat. E 12°37'27.9 - lon. E 12°37´27.9 - alt. 291

Incerta l’origine della denominazione, a volte indicato come Ponte dei Dolci. Dal Catasto Gregoriano si apprende che esisteva in zona un Molino Dolci, i cui resti sono visibili poco distante. Viene detto anche Ponte di S.Rufino e sulle carte I.G.M. viene denominato Ponte Annibale. Si tratta di un ponte a due campate con parapetto, probabilmente realizzato nel XIII secolo. Purtroppo la bellezza del ponte è deturpata dall’annesso acquedotto realizzato in calcestruzzo. È ancora visibile la strada che vi giunge da Assisi, mentre si riduce a un sentiero poco visibile quella sull’altro lato che doveva portare verso Colcaprile e Petrata.


Punti di Interesse nelle vicinanze del Percorso


 

1. Ponte S.Vetturino

lat. E 12°35'98.4 - lon. E 12°35´98.4 - alt. 252

Ponte a tre arcate, è citato per la prima volta nel 1283. Crollato nel 1498 fu ricostruito nell’attuale forma nel 1514. Per le esigenze di viabilità fu allargato (più che raddoppiato) nel secolo scorso - presumibilmente negli anni ’30 - rispettando tuttavia la configurazione della costruzione cinquecentesca. L’aggiunta a monte è ben distinguibile se si osservano le arcate da sotto il fiume. Deve il suo nome alla leggenda di S.Vittorino, Patrono insieme a S.Rufino di Assisi, venne giustiziato nei pressi del ponte (ciò farebbe presupporre l’esistenza del ponte già nel III sec.). Sul luogo del presunto seppellimento sorse prima una chiese e successivamente un complesso benedettino citato nel 1058. A causa delle continue scorrerie il corpo del santo venne traslato nella Basilica di S.Pietro all’interno della cinta muraria e il monastero abbandonato forse nel XIV sec. Faceva parte del complesso anche il Molino di Ponte S.Vetturino o di S.Pietro, rimasto attivo fino agli anni ’80 del 1900, oggi trasformato ad uso abitativo.


2. Madonna di Collerba

lat. E 12°35'39.3 - lon. E 12°35´39.3 - alt. 265

Nel 1726 il marchese Giovanni Ottavio Sperelli lascia come disposizione, la costruzione della chiesa, affinché vi si conservi l´immagine della Vergine con Bambino, scoperta casualmente in un casale tra i suoi possedimenti lì vicini. Fino agli anni ´90 dello scorso secolo vi si festeggiava ancora la Madonna di Colderba. Sulle origini del toponimo in uso già dal 1051 nelle sue forme di <i>Colliserbe - Collis Erve</i>, sebbene apparentemente scontato di Colle dell´erba, si sono aperte diverse ipotesi. In particolare facendolo risalire alla parola germanica <i>Erve - Erbethen</i> (Eredità, donazione) testimonianza della dominazione longobarda.


3. Torre Tonda

lat. E 12°36'12.9 - lon. E 12°36´12.9 - alt. 285

È visibile nei pressi di Ponte S.Vetturino, è la Turris Canalis appartenente alla badia di S.Fortunato nel 1354. La sommità risulta troncata e si tratta di uno dei rari esempi di torri a sezione tonda presenti nella zona, tanto da connotarla.


4. Chiesa di S.Bartolo

lat. E 12°36'11.9 - lon. E 12°36´11.9 - alt. 345

Detta anche chiesa di San Bartolomeo di Corregiano, è completamente in rovina. Documentata sin dal 1088 (in realtà in un documento del 1.000 si parla già di una chiesa nei paraggi di Correggiano) fu innalzata dai monaci benedettini


5. Grotta di Cinicchio o Cinicchia

lat. E 12°36'31.3 - lon. E 12°36´31.3 - alt. 328

In realtà non si tratta di una grotta, ma di una edificio costruito sulla sommità del colle e interrato volutamente. Esso è costituito da due stanze a pianta quadrata, con volta a botte unite da un corridoio. Sicuramente realizzato in epoca medievale, la sua funzione resta oscura. Sono state fatte diverse ipotesi a riguardo. Una è che si tratti, caratteristiche costruttive, di una cripta Longobarda. Altra ipotesi che fosse inglobata nel sistema difensivo di avvistamento, essendo occultata e avendo ampio orizzonte, inoltre l’ingresso è posizionato in maniera da rendere visibile i bastioni della Rocca Maggiore. Infine, alcuni hanno voluto ravvisarvi la grotta della conversione di S.Francesco, per il fatto che il corridoio centrale sembra puntare sulla basilica del santo. La presenza di intonaco bianco fa supporre che sia stata utilizzata fino al XIX sec. Sull’intonaco si osservano graffiti di occasionali visitatori con tanto di data a partire dalla seconda metà del XIX sec. La grotta viene così denominata perché ritenuta il rifugio del bandito assisano Nazareno Guglielmi (n. 1830 – m.?) detto Cinicchio o Cinicchia. Nell’immaginario popolare fu una figura romantica del bandito che ruba ai ricchi e aiuta i poveri. Numerosi in tal senso gli aneddoti popolari. Restano di certo le rocambolesche fughe dal carcere e i numerosi omicidi e rapine. Finì i suoi giorni in Sudamerica per sfuggire alla legge.


6. Mulino di Boccabuto o del Pula

lat. E 12°36'57.3 - lon. E 12°36´57.3 - alt. 285

Mulino del XVII sec. rimasto in funzione fino agli anni ’50 del secolo scorso, è l’unico presente sul Fosso della Genga (o S.Croce). Oggi adibito ad abitazione, si trova nei pressi di due notevoli ponti sul Fosso della Genga: uno a quattro arcate e uno a tre. Al giorno d’oggi sembra inspiegabile la presenza di addirittura due ponti per l’attraversamento del fosso. Si potrebbe immaginare invece un’intensa mole di traffico in questa parte dell’agro assisano, tale da giustificare un autentico svincolo.


7. Fossa Calcinaia

lat. E 12°37'06.9 - lon. E 12°37´06.9 - alt. 290

Ne esistono diverse nella zona, viene indicata quella più accessibile. Nella fossa venivano arroventate le pietre di fiume, primo passo per la produzione della calce.


8. Mulino di S.Rufino o Podere Tardioli

lat. E 12°37'64.8 - lon. E 12°37´64.8 - alt. 302

Ennesimo molino presente sulle rive del Tescio in zona “Sassi Cupi” o “Valle Cupa”. È rimasto in uso fino al dopoguerra, il nome dell’ultimo mugnaio è Giovanni Pagliacci. Forse denominato così in quanto pertinente alla curia di S. Rufino. Prende il nome di Tardioli precedenti proprietari delle terre circostanti, viene detto anche Molino dei Canonici o di S.Francesco. In buono stato di manutenzione, sono ancora presenti le fuie (dall’umbro hoia/e – apertura) ovvero lo spazio destinato alle pale del mulino. Attualmente adibito a canile privato.


9. Monastero di S.Annessa o S.Agnese

lat. E 12°37'40.5 - lon. E 12°37´40.5 - alt. 398

S.Annessa (o S.Agnese o S.Gnese) fu un monastero di monache benedettine come fu quello di Santa Croce, più o meno coevo ne se seguì le stesse sorti. Fu forse fondato nel 1316. Nel 1431 era già malridotto e vi era rimasta una sola suora, fu quindi affidato al Terzo Ordine Regolare Femminile. Fino al 1485, quando l´ultima terziaria rimasta fu aggregata a S.Caterina e il convento abbandonato. I resti sono a 50 metri a valle del segnale azzurro che segnala l´incrocio per Armenzano provenendo da Pontegrande sulla statale 444. L´ingresso da lì presenta notevoli difficoltà, sia nello scendere ma soprattutto nel risalire a causa dei rovi e di secoli di spurgo gettati dalla strada. Fino a poco tempo fa era presente un sentiero che partiva dalla strada che scende al Mulino di S.Rufino, oggi è inghiottito dalla vegetazione. Del monastero rimangono in piedi solo dei frammenti di muri, il resto sono sparsi in giro. Tra questi pare che vi fosse una meravigliosa bifora, scomparsa poi in seguito. Sotto uno dei muri ancora in piedi c´è una piccola apertura quadrata per l´accesso alla sorgente. Il Monastero sorgeva sotto una strada carrozzabile ancora ben rintracciabile in quel punto. Probabilmente portava al Ponte dei Dolci o al Pontaccio (o Ponte di Marangone). Due le leggende legate a S.Annessa. La prima narra che la notte fra il primo e il due novembre, tutti i morti di Assisi, lì dicono la Messa e se malauguratamente si passa da quelle parti non si deve alzare lo sguardo durante il rito della Consacrazione altrimenti si passa a miglior vita. Pare che in quell´occasione fosse possibile fare una domanda a uno dei morti -seguendo un rituale - ma la faccenda era comunque rischiosa e l´errore, come detto, comportava la morte. La seconda è legata anche a altri ruderi di monasteri femminili fuori le mura: durante uno dei numerosi assedi, le suore del monastero vennero violentate e uccise. Gli abitanti di Assisi, impotenti dentro le mura, ne udivano le urla. Da allora, ogni anno nella notte ricorrente, si odono le urla dei fantasmi delle poverette.


10. Rocca Maggiore

lat. E 12°36'55.1 - lon. E 12°36´55.1 - alt. 510

Situata sulla cima della collina che domina la valle ed eretta in epoca altomedievale, fu distrutta da una sollevazione popolare (1198) contro il duca Corrado di Urslingen, tutore del futuro imperatore Federico II. Fu ricostruita nel 1356 dal cardinale Egidio Albornoz, rispettando sostanzialmente le forme originali; solo successivamente sono stati aggiunti la torre poligonale (1458) e il bastione cilindrico che affianca l´ingresso (1535-1538). Sembra che nella Rocca abbiano soggiornato Federico Barbarossa e Federico II ancora bambino. Sorge ove un tempo si trovava l´Arce Fisia degli antichi umbri, i numerosi rinvenimenti, attestano la presenza sin dall´VIII secolo a.c.



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